Il Granbuffone
1977
Musiche di Sergej Prokofiev
Scene, costumi e figure liberamente ispirati alla pittura di Chagall
Realizzate da Tinin Mantegazza e Enrico Lui
Regia di Velia Mantegazza
In scena: Umberto Tabarelli e Jolanda Cappi
Animatori: Velia Mantegazza, Stefano Guarnotta, Kitty Perria, Margot Nauman, Grazia Ciaccafava, Franco Spadavecchia, Sergio Mussida
Crediti
Video
Sinossi
Il balletto "Chout" (Buffone, in russo), le cui musiche costituiscono una delle partiture più interessanti di Sergej Prokofiev, ha avuto, sulle scene, pochissima fortuna. Eppure era nato da una idea fortemente caldeggiata da Serge Diaghilev: mettere in scena, per Balletti Russi, la beffa di un buffone ad altri suoi pari, come la tramanda un'antica fiaba slava. Fu Giampiero Tintori, direttore del Museo del Teatro alla Scala, che per le rappresentazioni scolastiche dell'"Histoire du Soldat" veniva a fare una introduzione al pubblico dei ragazzi, a fare scoprire, a Tinin Mantegazza e a tutti noi, quelle musiche cosi particolari. Nacque cosi, nel 1977, II Gran Buffone, al cui testo probabilmente non erano estranee riflessioni sulla situazione politica italiana contingente e divertite allusioni ai vezzi dei teatranti "laureati" e osannati, che dettavano legge in alcuni Teatri Stabili. Enrico Lui, artista che avrebbe in seguito firmato molte scenografie del Buratto, iniziò in quella occasione a collaborare con noi.
Nel reame di Non si sa Dove un re annoiato che ha al suo servizio due buffoni-burattinai mette in palio titolo di Gran Buffone. Ne nasce una gara che si trasforma in duello e quindi in massacro. Mai piccoli burattini si rifiutano di combattere e, anzi, improvvisano cortei, marce, tafferugli. Alla fine, morti re e buffoni, agli omini di pezza rimarrà la speranza di un mondo migliore.
Velia Mantegazza firmava la regia e animava, in scena, insieme a Kitty Perria e Franco Spadavecchia, il fantoccio imponente del re, grande mantello bianco da cui spunta una testa di stoffa, e che si muove su sei gambe, su e giù dagli scalini del trono Sul palcoscenico nudo, precisi movimenti di attori, burattini e pupazzi sulle musiche e le voci registrate (di Paolo Poli e Umberto Tabarelli) trasformava il "Granbuffone" in una specie di balletto grottesco.
Da "Utopia di un Teatro", Teatro del Buratto, 2005






















