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Adolescere

1992

ideato, scritto e interpretato da Jolanda Cappi e Gianfranco Bella

musiche di Carlo Cialdo Capelli

spazio scenico di Gianluca Massiotta

realizzato dal Laboratorio del Teatro del Buratto con Cristina Terrone disegno

luci di Giambattista Buongiorno

tecnico luci audio: Giorgio Menegardo

aiuto di scena: Marco Muzzolon

direzione di produzione: Franco Spadavecchia.

Crediti

Video

Sinossi

L'idea di Jolanda Cappi e Gianfranco Bella si era concretizzata lentamente: eravamo partiti con una esperienza di laboratorio condotta in una terza media di Corsico, in un quartiere tra i più emarginati. È stata un'esperienza dura confrontarsi con quegli adolescenti che vivevano una realtà violenta e avevano dentro di sé poche speranze. Gli parlammo di poesia, leggemmo con loro passi delle metamorfosi di Ovidio: il mito di Atalanta e Ipomene, con l'agonismo che nasconde l'amore, quello di Fetonte che per sfidare il padre perde sé stesso, Narciso e il problema di un'identità tutta da scoprire, Ermafrodito e quell'infinito punto di domanda chiamato sesso. Alla fine ci parlarono dei loro problemi, delle loro solitudini. Fu come entrare in un "gorgo", una spirale unica in cui tutto si confondeva: dove era difficile trovare un inizio e, allo stesso modo, difficilissimo, trovare una fine. Capimmo che era questo l'unico percorso possibile per parlare di quell'età Invisibile che si chiama adolescenza.

Dalle note dello spettacolo leggiamo:
“Nello spazio tanti oggetti, piccoli e grandi, provenienti da chissà quale ricordo, sono sparsi confusamente, quasi a significare lo specchio di un animo confuso, di un'età problematica; o forse il caos della memoria che, a poco a poco, troverà un suo ordine nel tragitto all'incontrario nel tempo che i due attori intraprendono nello spettacolo.
La memoria dell'adolescenza non è semplice ricordo; ritornare indietro nel tempo a quell'età con la maturità dell'adulto significa in qualche modo riaffrontarla, forse per comprenderla un poco.
Il suo ricordo implica sforzo, fatica, e soprattutto voglia di mettersi in gioco, in discussione. E non è facile, bisogna volerlo, bisogna rischiare.
Lui ha voglia di farlo, è curioso verso il suo passato.
Lei è più restia, ma poi decide di lasciarsi coinvolgere, di entrare con lui nello spazio-tempo dell'adolescenza.
I protagonisti si lasciano trasportare liberamente sul filo del ricordo e dell'immaginazione, con la leggerezza di adolescenti.
Ma sanno di essere cresciuti.
Sanno che il loro è solo un gioco destinato a finire. Lui e lei sono adulti.”

“Dal di fuori sembra che tutti questi anni passino solo in chiacchiere o giochi, amici e divertimenti, come se tutti ascoltassimo la stessa musica. Poi si capisce che non basterà tutta la vita per assimilare quello che ci era successo allora”
Gianfranco Bella



Da “Utopia di un Teatro”, Teatro del Buratto, 2005

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