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Babar, il piccolo elefante

1990

Produzione Teatro alla Scala-Teatro del Buratto

Musica di Francis Poulenc

Testo di Jean De Brunhoff

Regia di Marina Bianchi

Scene e pupazzi di Tullio Altan

Pianista: Vincenzo Pasquariello

Voce recitante: Lucia Poli

Allestimento sonoro: Paolo Ciarchi

Consulenza, costruzione animazione del Teatro del Buratto condotte da Jolanda Cappi, Franco Spadavecchia, Sergio Mussida, Giusi Colucci

Regista assistente: Franco Spadavecchia

Luci di Titta Buongiorno

Animatori: Sergio Mussida, Giusi Colucci, Olga Vinyals Martori, Gabriella Roggiero, Annajole Tonelli
Scene realizzate da: Paola Masè e Roberta Puddu (allieve del Corso di scenografia del Teatro alla Scala)

Crediti

Video

Sinossi


Nell'ambito di un progetto di Teatro Musicale per Bambini promosso dal Teatro alla Scala, nel 1989 ci trovammo a collaborare con Francesco Tullio Altan che con il suo tratto inconfondibile disegnò le scene e i pupazzi protagonisti di “Babar, il piccolo elefante”.

La scena era racchiusa in una specie di cornice, in modo che il pubblico avesse l'impressione che tutto avvenisse tra le pagine di un libro. Solo il protagonista Babar aveva un aspetto tridimensionale. Questa scelta ci sembrò adatta per ricordare che Babar, prima che uno spettacolo, era un libro anzi, molti libri. Jean de Brunhoff li aveva scritti e illustrati in Francia, negli anni Trenta, ispirandosi alle storie che inventava per i suoi bambini. Babar, l'elefantino in giacca e cravatta, capitato a Parigi dopo la morte della mamma e accudito da una vecchia signora, era destinato a divenire Re appena fosse tornato alla sua foresta.

La storia di Babar era stato un tale successo, al suo primo apparire, che il musicista Francis Poulenc aveva dedicato ad essa una breve partitura. Nello spettacolo che realizzammo si fondevano musica, azione dei pupazzi, voce recitante, suoni. Lucia Poli leggeva la storia, Vincenzo Pasquariello suonava il pianoforte e Paolo Ciarchi realizzava l'allestimento sonoro, improvvisando per ogni replica una partitura della foresta fatta di rumori e suoni anche strani, in grado di colpire e stupire il piccolo pubblico. La regia era di Marina Bianchi.


Da “Utopia di un Teatro”, Teatro del Buratto, 2005

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