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La cacciatrice di sogni

1996

Testimonianza in forma di monologo di Jolanda Cappi

Testo: Rocco D'Onghia

regia: Silvano Piccardi

Spazio scenico: Gian Luca Massiotta

Suoni: Tommaso Leddi

Luci: Marco Zennaro

Consulenza drammaturgica: Gabriele Ferrari

Direttore di produzione: Franco Spadavecchia

In scena: Jolanda Cappi

Crediti

Video

Sinossi

Dal teatro d'immagine a quello di poesia e di attore, una continua altalena per non fossilizzare la propria ricerca, Jolanda Cappi chiede a Rocco d'Onghia il testo per uno spettacolo di forte impegno e di testimonianza. È “La cacciatrice di sogni”.
Vicino a noi, in Bosnia, in quel momento si sta svolgendo una guerra di cui ci arrivano notizie e immagini dallo schermo televisivo. Ma da quello schermo la realtà assomiglia troppo alla finzione. Jolanda sente la necessità di far sentire la sua voce, non solo per i fatti dell'ex Jugoslavia ma per tutte le guerre che rubano all'uomo i sentimenti e la dignità. In scena è una donna e madre: alla disperata ricerca di una figlia - perduta e strappata dalla guerra o solo sognata e mai nata: non fa differenza - che grida la sua ribellione alla mancanza di futuro che la Storia le ha riservata. È una donna che, al di là di ogni contingenza, proprio come la Giovanna che appare in “Nel tempo che non è più e non è ancora”, non può permettersi, per sé e per tutti, di smettere di lottare.
Jolanda Cappi è sola interprete sullo spazio scenico di Gian Luca Massiotta a confrontarsi in una interpretazione intensa con un testo aspro, tenero, antiretorico che D'Onghia ha steso ispirandosi a “Il ponte sulla Drina” di Ivo Andric e a “II dizionario dei Chazari” di Milorad Pavic.

Da “Utopia di un Teatro”, Teatro del Buratto, 2005

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