Destinatario sconosciuto
2003
Tratto da Address Unknown di
Katherine Kressmann Taylor
Regia:
Gabriele Calindri
In scena:
Massimiliano Lotti
Marco Pagani
scene
Marco Muzzolon
realizzazione scene
Marco Muzzolon
Daniela Seveso
costumi
Mirella Salvischiani
disegno luci
Marco Zennaro
Direttore di produzione
Franco Spadavecchia
Crediti
Video
Sinossi
Martin, tedesco, e Max, ebreo americano, soci in affari e amici fraterni, si separano quando il primo decide di lasciare la California per tornare, con tutta la sua famiglia, a vivere in Germania.
Siamo nel 1932 e a questo punto, comincia tra i due protagonisti una corrispondenza caratterizzata da lettere colme di partecipazione affettiva e descrizioni dettagliatissime riguardo le rispettive vite quotidiane (Max è rimasto solo in America, mentre Martin è circondato da moglie, figli, amici e domestici). L’ombra del nazismo, però, si espande sul destino dei due amici. Hitler è ormai al potere e voci sempre più allarmanti giungono allo sconcertato Max.
Martin in un primo tempo guarda con diffidenza poi con crescente entusiasmo al futuro della nuova Germania. Da un certo punto in poi, la corrispondenza riflette stati d’animo sempre più distanti e contrapposti. Si insinuano domande, dubbi, freddezza e paura. L’affetto si incrina e i contrasti ideologici precipitano fino a diventare insanabili.
L’amicizia è ormai alla frattura, tuttavia Max continua a credere almeno nella lealtà del socio e si rivolge a lui per chiedere aiuto in una circostanza imprevedibile e drammatica che coinvolge sua sorella Griselle, in passato amante di Martin, ora attrice emergente in tournée a Berlino e pericolosamente esposta al crescente furore antisemita.
La risposta di Martin è terribile, ma assolutamente inatteso si rivela il colpo di scena che segue, una svolta clamorosa, un sorprendente scambio di ruoli fra vittima e carnefice che determina la conclusione di questa “piccola” tragedia umana, impossibile da dimenticare.
Dopo aver letto la prima volta Destinatario sconosciuto questo piccolo, delicato e implacabile libricino di strepitosa bellezza, la prima sensazione avuta, me la ricordo bene, è stata di profondo dolore per la fine di un’amicizia. E’ vero, si parla di un ebreo americano e di un tedesco appena tornato in Germania in concomitanza con l’avvento del nazismo, eppure, non mi è sembrato questo l’aspetto più interessante. L’amicizia è un bene supremo.E’ una componente della vita che mi tocca nel profondo e che mi stimola a una continua esplorazione. Una volta, per sigillare una forte amicizia, una persona mi regalò un pezzo in argento che rappresenta due mani unite. Un simbolo che ancora oggi, dopo tanti anni, mi trasmette un affetto e una disponibilità verso il prossimo che mi incoraggiano e mi fanno sperare. La grandezza di Destinatario sconosciuto sta proprio qui. Denuncia, a mio avviso, quanto siano delicati i confini delle relazioni umane. Quando questi confini sono minacciati, trascurati, messi in pericolo da circostanze più o meno eccezionali, allora l’essere umano si rivela con tutte le sue forze e debolezze, convinzioni e contraddizioni, sorgono i contrasti, gli interessi, le individualità.
Un messaggio chiaro nel nostro spettacolo è che appena perdiamo il contatto con l’essere umano, non possiamo aspettarci niente di buono. Ogni piccolo conflitto può trasformarsi in un conflitto più grande e a quel punto ci perdiamo per strada. Di questi tempi non riesco ad immaginare qualcosa di più importante su cui riflettere.
Gabriele Calindri



