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Il violino, il soldato e il diavolo

2004

Elaborazione e progettazione: Stefano Monti, Rocco D’Onghia, Jolanda Cappi, Giusi Colucci, Daniela Dazzi, Franco Spadavecchia

Drammaturgia: Rocco D’Onghia

Regia: Stefano Monti

Collaborazione alla regia: Jolanda Cappi

Musica: Alessandro Melchiorre

Consulenza musicale: Luigi Pestalozza

In scena:
Il soldato: Simone Bacchetta,
Animatori e mimi: Daniela Dazzi, Cristina Discacciati, Marialuisa Casatta, Elena Veggetti, Nadia Milani

Scene: Marco Muzzolon
Realizzate dal Laboratorio del Teatro del Buratto: Marco Muzzolon, Luisa Casatta, Raffaella Montaldo, Giancarlo Allegranzini, Mauro Giuntini, Alessandro Aresu

Costumi: Elena Cicorella
Realizzati dal Laboratorio del Teatro del Buratto: Mirella Salvischiani, Germana Ciocio

Animazione: Giusy Colucci
Movimenti scenici: Jolanda Cappi
Danza del soldato: Guendalina Fazzini
Disegno luci: Marco Zennaro
Direttore di produzione: Franco Spadavecchia

Crediti

Video

Sinossi

“Un soldato fugge dalla guerra, e dietro ogni guerra, nascosto da qualche parte, in un cielo torvo c’è sempre il diavolo che …”

Ci siamo ispirati a una storia antica per raccontare nei modi della favola, attraverso metafore di immagini e di oggetti in una drammaturgia evocativa e non più solo narrativa, una vicenda purtroppo sempre attuale: l’avidità e la stoltezza degli uomini, la brutalità della guerra, la lotta eterna tra la fantasia e il potere.

Nel novembre 2005 il Teatro del Buratto ha compiuto trent’anni di attività e soprattutto per questa occasione ha scelto di riaffrontare un’opera importante come l’Histoire du soldat di Stravinskij, primo spettacolo messo in scena nel 1975, con un nuovo allestimento di teatro su nero, percorso più riconoscibile e più profondamente sentito dalla compagnia.

Il lavoro didattico, di analisi e di approfondimento svolto con Luigi Pestalozza, critico musicale e direttore di Musica/Realtà, ci ha indotto a ipotizzare nuove possibilità di teatro musicale che raccolgano a un tempo l’universale tema del soldato e l’eredità stravinskiana; in questa nuova versione vengono approfonditi i possibili intrecci tra musica e teatro di figura, tra i linguaggi dell’animazione su nero e quello della danza.

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