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Becco di rame

2017

Dal libro di Alberto Briganti
Adattamento drammaturgico: Ira Rubini

Ideazione e messa in scena: Jolanda Cappi, Giusy Colucci, Nadia Milani, Matteo Moglianesi, Serena Crocco

Musiche originali: Andrea Ferrario

In scena:
Serena Crocco, Nadia Milani, Matteo Moglianesi, (2017-2020)

Gabriele Bajo/Riccardo Paltenghi, Ilaria Ferro, Marco Iacuzio, Beatrice Masala (2021-oggi)

Voci: Francesco Orlando, Flavia Ripa, Valentina Scuderi, Nadia Milani, Serena Crocco

Pupazzi: Chiara De Rota, Linda Vallone

Scenografie e oggetti: Raffaella Montaldo
Nadia Milani, Matteo Moglianesi, Serena Crocco

Luci: Marco Zennaro

Direttore di produzione: Franco Spadavecchia

Crediti

Video

Sinossi

Becco di rame è una storia vera. La storia di un’oca Tolosa che una notte, per proteggere l’aia e il pollaio, in una lotta furiosa con una volpe, perde la parte superiore del becco rischiando di non poter sopravvivere. Ma un veterinario, il dottor Briganti, ha un’intuizione geniale e crea una protesi di rame che le permette di continuare a vivere una vita normale nonostante la disabilità acquisita. Lo spettacolo narra la sua storia, i bambini possono immedesimarsi nel nostro protagonista che, ancora pulcino, viene portato nella fattoria dove si svolge l’intera vicenda. E qui, incontra altri personaggi: le galline, tre vecchie zie brontolone dal cuore tenero, i maiali, marito e moglie, che diventano genitori adottivi affettuosi e inseparabili e la cicogna, viaggiatrice instancabile che conosce il mondo, ideale di bellezza e libertà. Le relazioni che si instaurano tra i personaggi, hanno una loro evoluzione che procede di pari passo con la crescita del protagonista e con l’avvenimento più importante di tutta la storia, la perdita del becco. La metafora del mondo animale ci aiuta ad affrontare con la giusta leggerezza ma con profondità temi importanti come quelli della diversità, della disabilità e dell’importanza di essere accolti, accettati e desiderati nonostante una fisicità diversa o un’abilità diversa rispetto a quelle ritenute “normali”. Il desiderio è quello di dedicare questo spettacolo a tutti i “brutti anatroccoli” e a tutti quei bambini che, nonostante un’avventura ingiusta che ha portato ad una disabilità acquisita, trovano la forza e il coraggio di ri innamorarsi della vita.

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